A scuola di Scrittura Creativa

La bellezza di una storia è tutta nell’idea
Aiutano veramente un aspirante scrittore? Si può insegnare il talento?

Oggi in Italia proliferano le scuole di scrittura creativa, alcune delle quali dirette anche da scrittori importanti.  Ma aiutano davvero un aspirante scrittore? La mia opinione è sì, anche se nessuna scuola di scrittura creativa può insegnare il “talento”.
 Un bravo scrittore “docente”, e c’è ne sono davvero tanti, può fornirci gli arnesi del mestiere oppure spiegarci come scrivere un ottimo incipit. Può suggerirci uno stile o come maneggiare al meglio la grammatica, può aiutarci nel terribile confronto col dilemma della pagina bianca. Può spiegarci che, studio, letture, curiosità, approfondimento, sono elementi essenziali del corredo di uno scrittore. Infine, ogni bravo insegnante ci spiegherà che per diventare scrittori bisogna leggere, leggere, e ancora leggere. Purtroppo, molti aspiranti scrittori e poeti hanno il vizio di “non” leggere. Salvo poi a pretendere che gli altri leggano i loro mediocri libri.
Tutti sappiano che, al di là della scrittura in sé, la bellezza di una storia è tutta nell’idea. A volte, persino nell’idea di un titolo è racchiuso il segreto del successo di un libro. Andrej Sinjavskij nei suoi “pensieri improvvisi” pubblicati in Italia dalla Jaca Book nel 67, scriveva: “Tu vivi la tua vita da scemo, ma qualche volta ti vengono in mente idee eccellenti”. È esattamente quello che accade a certi scrittori: scrivono un magnifico romanzo, bello, brillante, unico, e poi scompaiono. Senza riuscire a ripescare nella loro mente il talento perduto e quella irripetibile fresca sinergia della prima volta.
Personalmente, come ci spiegano anche le più moderne neuroscienze, credo che ognuno di noi abbia dentro di sé una importante componente creativa genetica. Una sorta di equipe di neuroni specializzati che forniscono un contributo sostanziale al nostro essere scrittori di talento e alla nostra creatività. Una mente “segreta”, ispirata e capace, che se stimolata adeguatamente sa aprirsi la strada verso orizzonti creativi straordinari.
Poi ci sono i nostri sensi: la capacità di osservare il mondo e vederlo diverso da tutti gli altri, e poi c’è anche il pensiero trasformativo: l’abilità della nostra mente di trasformare la nostra quotidianità, in una realtà fervente, unica e inimmaginabile. È infine, il piacere di raccontare, che è una sensazione o forse una emozione, capace, mentre scrivi, di trasportarti in mondi lontani, di farti provare gioia o dolore, di farti sentire i brividi sulla schiena, qualcosa di forte come una pura energia che ti fa sentire potente come Dio.  D’altronde quando scriviamo un racconto, se narrato in terza persona non siamo forse Dio? L’essere supremo capace di fare accadere tutto, di dare o togliere la vita ai nostri personaggi, di creare mondi inesistenti, di fare innamorare o di fare odiare, persino di fare risuscitare. Voglio dire che questa nostra “mente segreta” ha bisogno di essere attivata, caricata di energia, stimolata attraverso il ragionamento “trasformativo” che non è altro che la capacità di vedere oltre la realtà oggettiva.
Insomma, se guardo una verde collina posso vedere due cose: un bosco, oppure un milione di alberi. Un conto è l’input a raccontare la storia di un bosco, un conto è raccontare la storia di milioni di alberi. Il problema è che in un mondo globalizzato dove tutto è stato scritto, non si capisce se la creatività appare perlopiù la capacità di agitare la nostra mente rimescolando idee ed elementi preesistenti e assemblarli in nuove dimensioni di creazioni, innovazioni e sentimenti, oppure nell’invenzione dell’inesistente, bello, unico e perfetto.
In definitiva, le scuole di scrittura creativa servono ad insegnarci tecniche narrative e poetiche più o meno efficaci. Nessuna scuola però può fornirci la creatività necessaria per scrivere un romanzo di successo, perché la creatività non è un elemento esterno da catturare ma una energia già ben collocata nella nostra mente, ancorata in una profondità sublime della nostra anima che agita le sue ali cercando la luce.  Dobbiamo solo riuscire a stanarla, a indicarle la via, a portarla allo scoperto. Per fare emergere questa creatività ogni scrittore deve leggere molto, essere curioso, proattivo, fantasioso, appassionato, paziente. Solo in questo modo, prima o poi la nostra creatività esploderà come un fuoco pirotecnico, e allora ci verrà in mente l’idea eccellente di cui parlava Sinjavskij   e forse scriveremo, finalmente, quel meraviglioso romanzo che nemmeno noi stessi, con la nostra accesa fantasia avremmo mai sognato di immaginare.

Salvatore Fava

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