Social Media & Letteratura. Liberi di scrivere?

Con l’avvento dei social media, bisogna dirlo, il mondo della letteratura emergente è cambiato. Il primo elemento che va considerato è l’avvento della “libertà” editoriale,  un fenomeno mediatico  non di facile lettura: ovvero quella immensa massa di persone che “scrive” nella rete tentando  una comunicazione editoriale e letteraria  senza il filtro di terzi.  

Nei social, infatti, l’autore non ha più bisogno di ottenere il parere “favorevole”  di  un editore, né di passare per le forche caudine di un editor che “stravolge” il suo testo per renderlo conforme alle esigenze dei lettori, né dare conto al proprio direttore responsabile . I canoni  usuali del mondo editoriale come presentare un manoscritto ad un agente letterario o ad un editore, aspettare i tempi di lettura, subire l’editing, firmare contratti di edizione, attendere  per la pubblicazione, sono  saltati. O perlomeno, rimangono una procedura normale per quanti vogliono continuare a percorrere la strada della pubblicazione tradizionale.  

Come si vede, oggi, l’autore, può mostrarsi direttamente al pubblico. È questo è il primo elemento innovativo. Non è più il critico letterario, l’esperto, l’editore,  che consiglia o decide come e quando mostrare  un poeta o uno scrittore al pubblico, ma è l’autore stesso che si presenta alla platea, la quale decide se accogliere o meno l’opera letteraria, decretandone il successo o l’insuccesso. L’autore deve solo superare il ragionevole pudore di mostrarsi ed avere, naturalmente, una buona capacità di autoanalisi della sua opera, diversamente i risultati della sua azione  editoriale  nel web, come pubblicare poesie, recensioni, racconti, saggi,  possono avere per lui effetti nefasti.

Questa  libertà di comunicare, diciamolo, è di per sé rivoluzionaria. Gli schemi precostituiti sono saltati, ogni autore può pubblicare e lanciare su larga scala un suo scritto dando la possibilità a milioni  di utenti  della rete di leggere, scaricare dei files testo o video.  Ma la vera rivoluzione editoriale, specialmente  nel campo dei nuovi autori, è l’introduzione della pari opportunità, termine che oggi può essere usato, non più solo nel campo della sociologia del lavoro, ma anche all’interno di quell’immenso serbatoio di poeti, scrittori, saggisti, critici letterari World Wide che, finalmente, possono pubblicare i loro scritti senza subire la trafila dei passaggi dentro un sistema editoriale sempre più orientato a confezionare  prodotti  editoriali. Nel web e nei social  “pari opportunità  di pubblicazione”  vuol dire avere lo stesso grado di visibilità teorica.
In teoria, e solo in teoria, tanto il grande scrittore, quando il poeta dilettante, a prescindere dal loro potere contrattuale con il pubblico e dalle loro competenze letterarie , possono essere raggiunti da un utente  da qualsiasi parte del mondo con lo stesso identico grado di visibilità teorica.  
In pratica: se nei social media non paghi, i contenuti sponsorizzati  della tua pagina, a parte una minima parte dei tuoi contatti, non li vede nessuno. L’effetto di pubblicare in un social un post con una poesia, un testo letterario, un breve racconto ed avere  riscontro, a parte qualche tuo amico, è una illusione.  I provider di rete  e i social  hanno tutto l’interesse a far credere a poeti e scrittori e a utenti in genere, che  aprendo un  blog o una pagina social  possono  interagire nella rete ed essere letti in qualsiasi parte del mondo con un semplice clik.  Questo è vero solo in teoria poiché l’elemento che rende visibile un testo o un post nell’immenso groviglio dei nodi di internet è la promozione e la pubblicità  (legge alla quale nessun sistema digitale e di comunicazione può sfuggire) e questa si paga, cara.
Un post ben profilato linkato ad una vostra pagina di testi, possa essere un sito web, un blog o una pagina social, può costare da 10 a 20 centesimi a contatto, ma anche di più. Un affare? Dipende. Se vogliamo ottenere qualche centinaio di contatti nel nostro ambito locale, amici, famiglia etc. potrebbe anche andare bene. Ma se vogliamo fare una promozione “seria”, per esempio vogliamo proporre il nostro libro a 100 mila  utenti dobbiamo spendere da 10 a 20 mila euro, una follia. Un costo contatto enorme, specie se legato a un prodotto di consumo come la letteratura. Questo spiega perché migliaia di blog e siti web, dopo la fiammata iniziale, restano alla sbarra e muoiono di “solitudine”. Ma anche perché gli editori di libri, tradizionalmente, non investono nei social.

Salvatore Fava

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